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- Alcune sintetiche considerazioni sul significato dei principali parametri

Alcune sintetiche considerazioni sul significato dei principali parametri

SIGNIFICATO DEI PARAMETRI MICROBIOLOGICI
Non esistono metodiche di laboratorio in grado di rilevare tutti i potenziali patogeni si utilizzano pertanto batteri indicatori
Escherichia coli: non rappresentano un vero pericolo per la salute ma sono indicatori di contaminazione fecale e quindi di possibile presenza di patogeni.
Enterococchi: non rappresentano un vero pericolo per la salute, ma sono buoni indicatori di contaminazione fecale recente quindi di possibile presenza di patogeni con maggiore resistenza al cloro rispetto all’escherichia coli.
Batteri coliformi: non sono indicatori di sicura origine fecale, ma la loro presenza ad elevati livelli può indicare presenza di patogeni. Sono utili come indicatori dell’efficienza dei trattamenti di potabilizzazione e della integrità delle reti idriche.

SIGNIFICATO DEI PARAMETRI CHIMICI
Durezza
Indica la presenza di sali di calcio e magnesio disciolti nell’acqua; viene misurata in gradi francesi (°F); un grado francese equivale a 10 mg/l di carbonato di calcio.  La normativa non prevede limiti tassativi, ma solo un valore consigliato compreso tra 15 e 50 °F (il limite inferiore di 15 °F si applica solo alle acque sottoposte a trattamento di addolcimento o dissalazione). Le attuali conoscenze scientifiche affermano che valori elevati di durezza non comportano conseguenze dannose sulla salute. Le acque di durezza più elevata (maggiore di 20 °F), possono causare incrostazioni calcaree nelle reti di distribuzione; al contrario le acque più “dolci” (durezza inferiore a 10°F), possono avere effetti corrosivi sulle condutture.
Conducibilità (o conduttività)
Esprime la quantità complessiva di elettroliti presenti nell’acqua, e quindi la capacità di permettere il passaggio di una corrente elettrica. Si esprime in micro siemens al centimetro (μS/cm). Una maggiore quantità di elettroliti significa alta concentrazione di minerali; valori bassi (sotto 100 μS/cm) sono tipici, invece, di acque povere di sali. E’ previsto un limite massimo di 2500 μS/cm.
Residuo fisso (o residuo secco a 180 °C)
Corrisponde alla parte solida che rimane dopo aver essiccato in stufa, alla temperatura di 180 °C, una quantità nota di acqua, in genere 1 litro. Esso esprime la quantità totale dei sali contenuti. Il contenuto salino delle acque di acquedotto varia in relazione alla loro provenienza. E’ previsto un limite massimo di 1500 mg/l
pH
Questo parametro è un indice dell’acidità o della basicità dell’acqua. Il pH naturale dell’acqua pura è, a 25 °C, pari a 7,0 e definisce la condizione di neutralità; pH inferiori a 7,0 indicano condizioni di acidità, mentre superiori a 7,0 di basicità. Il pH delle acque naturali è generalmente compreso tra 6,5 e 8,0. Per il pH nelle acque potabili è ritenuto accettabile un campo di valori compresi fra 6,5 e 9,5. La maggior parte delle acque di acquedotto ha un pH maggiore di 7, ma raramente viene superato il valore di 8,5; la circolazione nelle tubazioni di acqua leggermente acida, quindi con pH inferiore a 7, non ha alcuna controindicazione sanitaria (le acque gassate in bottiglia hanno valori di pH molto bassi), ma si possono determinare fenomeni di corrosione delle tubazioni.
Cloruro, Solfato
Sono componenti naturali dell’acqua; è previsto per entrambi un limite di 250 mg/l. Valori più elevati possono
dare luogo a sapori sgradevoli e rendere l’acqua corrosiva. I cloruri sono presenti nelle acque in quantità variabili in funzione della natura del suolo e del sottosuolo. I solfati derivano per lo più da rocce serbatoio formate da depositi di gesso.
Sodio
E’ anch’esso un minerale essenziale per l’organismo, non deve superare i 200 mg/l in quanto concentrazioni
più elevate determinano sapore sgradevole. Trattandosi di uno dei costituenti base di molti tipi di rocce il sodio è sempre presente nelle acque sotterranee e superficiali anche a causa dell’elevata solubilità dei suoi sali. Elevate concentrazioni sono spesso accompagnate da cloruri che possono derivare da contatti con acque marine o dalla presenza di depositi salini.
Nitriti
La presenza dei nitriti costituisce un serio indizio di inquinamento, in quanto essi provengono generalmente dall’ossidazione dell’ammoniaca o dalla riduzione dei nitrati per effetto di processi biologici. (valore limite: 0,50 mg/L)
Ammonio
deriva generalmente dalla presenza di sostanze proteiche non completamente degradate; in particolare, dalla decomposizione di residui animali e vegetali in ambiente carente di ossigeno, per cui la sua presenza è riconducibile a inquinamento da sostanze azotate. L’ammonio in acque di rete può dare luogo a un innalzamento della carica batteri-ca con sviluppo di odori e sapori sgradevoli. Inoltre, eventuali batteri presenti nelle condotte possono innescare processi di corrosione o incrostazione, a danno delle tubature. Non sempre l’ammonio, però, è riconducibile a inquinamento: in alcune acque sotterranee può avere origine
geologica. Non è stato dimostrato che concentrazioni di ammonio superiori al valore limite di 0,5 mg/L determinino effetti nocivi sulla salute umana. (valore limite: 0,5 mg/L)*
Nitrato
E’ un composto chimico che fa parte del ciclo naturale dell’azoto. La sua concentrazione nelle acque di falda è normalmente bassa, ma può aumentare in conseguenza dell’uso intensivo di fertilizzanti e dello spandimento di liquami zootecnici. La legge prevede un limite di 50 mg/l, al di sotto del quale non si manifestano i possibili effetti sfavorevoli di questa sostanza (alterazioni del sangue a carico di neonati e lattanti alimentati artificialmente).
Metalli Pesanti
I metalli maggiormente studiati per la loro tossicità sono comunemente indicati come “metalli pesanti” (cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ecc.). Sono diffusi in modo eterogeneo nella crosta terrestre, concentrati principalmente nei giacimenti minerari, e si trovano anche come costituenti accessori di alcune rocce. I metalli pesanti possono essere rilasciati nell’ambiente anche come conseguenza delle attività umane (dall’estrazione mineraria ai moltissimi impieghi industriali). La quantità di metalli pesanti al di sotto della quale non sussistono rischi per la salute è molto bassa, generalmente nell’ordine dei microgrammi (milionesimi di grammo) per litro.
Trialometani
Sono composti chimici che si formano dalla reazione tra il cloro (utilizzato per la disinfezione) e le sostanze organiche naturalmente presenti nell’acqua. Pertanto sono comunemente definiti “sottoprodotti di disinfezione”. L’entità della loro formazione dipende da diversi fattori (tipo di disinfettante utilizzato, caratteristiche dell’acqua trattata, ecc.) Alcuni di questi composti possono avere effetti sfavorevoli sulla salute; la legislazione italiana impone un limite di 30 microgrammi/litro (μg/l).
Tetracloroetilene – Tricloroetilene
Sono sostanze estranee alla normale composizione dell’acqua; derivano dalla contaminazione della falda da
solventi organici utilizzati in attività industriali o artigianali. Sono quindi un indicatore dell’impatto delle attività
produttive sulla risorsa idrica. La legge prevede un limite di 10 μg/l come somma dei due composti.
Antiparassitari
Un’altra grande famiglia di contaminanti le acque è costituita dai Pesticidi o Antiparassitari, largamente usati in agricoltura. Queste sostanze, pur in concentrazione molto bassa, possono trovarsi in alcuni fiumi o laghi e la stabilità di queste molecole è tale che la loro permanenza nel terreno può durare anni; dal terreno, attraverso le piogge, queste sostanze passano poi nelle acque.

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