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-Controllo e tutela delle acque destinate al consumo umano

CONTROLLO E TUTELA DELLE ACQUE DESTINTE AL CONSUMO UMANO

L’acqua ha caratteristiche proprie specifiche che la rendono diversa da tutti gli altri liquidi presenti in natura, grazie a queste caratteristiche ha consentito lo sviluppo delle prime forme di vita ed è fondamentale per la sopravvivenza di ogni organismo, è un bene prezioso, indispensabile a tutte le attività umane.In natura l’acqua dolce da destinare ad uso potabile, è una risorsa rara, la cui disponibilità non è inesauribile, pertanto deve essere utilizzata senza sprechi e deve essere adeguatamente tutelata per conservarne la qualità.
Da sempre l’umanità ha fatto uso di acqua per bere, lavare, cucinare, irrigare, ma solo in tempi moderni sono stati sviluppati concetti evoluti sul significato di acqua potabile; l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fissato nel tempo vari standard di qualità delle acque potabili, in base ai quali le nazioni hanno potuto emanare specifiche normative.
L’Unione Europea, in linea con quanto stabilito dall’OMS, ha emanato delle direttive in materia di “acque destinate al consumo umano”, che sono state recepite poi dagli Stati membri e tradotte in leggi e decreti. La prima direttiva europea è del 1980,  attualmente la legislazione vigente in Italia è il D.Lgs. 2 febbraio 2001, n. 31 che definisce le acque potabili come “acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande, o per altri usi domestici, utilizzate in un’impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori”.
Generalmente per la produzione di acqua potabile sono utilizzate principalmente acque sotterranee (estratte mediante pozzi o provenienti da sorgenti) e acque dolci superficiali (di fiume e di lago).
Talvolta le acque sotterranee fuoriescono limpide, con scarsa contaminazione microbica, e quindi possono richiedere trattamenti di potabilizzazione semplicissimi, è sufficiente una modesta aggiunta di disinfettante per rendere queste acque potabili. Il processo base di potabilizzazione, nel caso di un’acqua superficiale, prevede invece vari stadi, la rimozione del materiale in sospensione (foglie, rami, sabbia…), altri trattamenti di varia natura per rendere limpida l’acqua e ridurre la presenza microbica, passaggi su un particolare carbone (carbone “attivo”) per eliminare eventuali sostanze chimiche contaminanti, disinfezione finale con composti del cloro, ozono e altri sistemi disinfettanti.
Va precisato che, ad eccezione del trattamento con raggi ultravioletti, la disinfezione comporta sempre il contatto con sostanze chimiche che lasciano “tracce” e alterazioni dell’acqua; alcuni composti del cloro, comunemente impiegati per tale scopo, determinano la formazione di derivati organoalogenati (aloformi o trialometani), sostanze dotate di una tossicità più o meno elevata in funzione della loro natura e quantità, che si tende ovviamente a mantenere la più bassa possibile e comunque entro i valori limite stabiliti dalla legge.

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