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- Qualche soluzione meno disinformazione
Qualche soluzione e meno disinformazione
L’acqua è un bene di tutti, ma è un dovere di tutti gestirla al meglio

Purtroppo le “crociate” che si stanno mettendo in atto contro le acque minerali, enfatizzate dai mass media spesso più attenti alla notizia sensazionale che non alla correttezza dell’informazione, non aggiungono nessuna indicazione utile per il consumatore.
Demonizzare un intero comparto con comunicazioni allarmistiche, piene di omissioni e povere dati attendibili, non serve a fare chiarezza in un settore così complesso.
 Il terrorismo psicologico è come la pubblicità aggressiva e ingannevole, di grande impatto emotivo, ma fuorviante e poco corretto.
 E’ legittimo e comprensibile che un’acqua minerale venga preferita generalmente all’acqua potabile per l’assenza di trattamenti di disinfezione o per motivi di gusto del consumatore, che più o meno la gradisce rispetto all’acqua distribuita nella zona di residenza, ma non, nella maggioranza dei casi, sulla base di requisiti igienici essenziali.
In alcune situazioni l’acqua minerale è utile, in altre è superflua, in altre ancora è indispensabile, ma un patrimonio unico come quello italiano, per qualità e quantità di acque minerali, dovrebbe essere valorizzato come risorsa e sfruttato come ricchezza collettiva.
Pertanto, invece di lanciare solo slogan, sarebbe più opportuno fornire ai consumatori informazioni più trasparenti e corrette, per quanto possibile oggettive e senza interessi di parte, con la volontà, non solo di denunciare le criticità, ma anche di arricchire le conoscenze dei cittadini.  
Il complesso quadro normativo presenta delle lacune in vari aspetti ed è un’esigenza condivisa da molti, intraprendere una serie di azioni per:
•    limitare l’invadenza pubblicitaria delle acque minerali e aumentare le informazioni utili;
•    incentivare, come per altre filiere alimentari, il consumo di acqua minerale del proprio territorio;
•    favorire l’utilizzo di bottiglie di vetro riciclabile;
•    regolamentare il settore delle acque confezionate al fine di minimizzare il più possibile l’impatto ambientale;
•    razionalizzare la distribuzione delle bottiglie, diminuendo obbligatoriamente i chilometri per il trasporto su gomma, e il conseguente inquinamento atmosferico, pur tenendo conto che la disponibilità di acqua non è la stessa dappertutto;
•    impedire il depauperamento delle falde sotterranee a causa di eccessivi sfruttamenti;
•    limitare il più possibile i trattamenti consentiti sulle acque minerali e garantire al massimo la purezza originaria.
Occorrerebbe inoltre sollecitare l’adozione di norme antitrust e di strumenti normativi atti a regolamentare le concessioni minerarie, affinchè un bene che appartiene a tutti i cittadini, venga gestito come patrimonio collettivo e non svenduto alla speculazione di pochi.
Contemporaneamente si dovrebbe chiedere anche più attenzione per il servizio idrico pubblico, sollecitando le Amministrazioni per interventi mirati, a lungo termine, con rilevanti investimenti:
•    per rinnovare le reti acquedottistiche e diminuire drasticamente le perdite;
•    migliorare la qualità anche organolettica dell’acqua di rubinetto;
•    tutelare qualitativamente e quantitativamente le falde sotterranee, come risorse idriche privilegiate da rendere disponibili in via prioritaria per l’uso potabile;
•    realizzare impianti idrici a due tubazioni per usi civili, l'uno per convogliare l'acqua potabile di qualità migliore, l'altro per alimentare il resto del fabbisogno domestico e per soddisfare le esigenze dei comparti agricoli e industriali.
Da ultimo, ma non per importanza, è assolutamente necessaria una strategia di riduzione dei consumi e di azzeramento degli sprechi a tutti i livelli, anche del singolo cittadino, non dimenticando mai che l’acqua è fonte insostituibile di vita ed appartiene a tutti gli abitanti della terra, ma è un dovere di tutti gestirla al meglio e conservarla per le generazioni future

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