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- Acqua del rubinetto

L’acqua  di rubinetto
variabilità territoriale e problemi di gestione

Le caratteristiche all'origine non sono comunque  e sempre migliori per le acque minerali, anche l'acqua di rubinetto può sgorgare da falde acquifere sotterranee di buona qualità. L’acqua distribuita dagli acquedotti può però provenire anche da acque superficiali (fiumi o laghi) ed anche da acque salmastre, ovviamente opportunamente trattate. Sono comunque acque dove le influenze antropiche possono essere rilevanti e di conseguenza rilevanti saranno le tecnologie dei processi  di potabilizzazione. 

La variabilità territoriale, a tal proposito, è davvero notevole. Basta considerare l’utilizzo a scopo potabile, di grandi fiumi come il Po e l’Arno e di importanti laghi in varie parti d’Italia, in confronto all’uso di acque di origine sotterranea per alcune  Regioni più fortunate. Per riferirsi alle Marche basta confrontare la città di Ancona che è rifornita da sorgenti sotterranee di ottima qualità, con Pesaro che attinge acqua dal fiume Metauro dopo che si è caricato di scarichi civili e industriali, non sempre depurati, da Borgo Pace fino al mare, passando per numerosi comuni della provincia e aggregandosi ad acque di affluenti più o meno inquinati.

Naturalmente le acque di origine superficiale subiscono una serie di trattamenti che le rendono assolutamente sicure e prive di batteri o sostanze tossiche, ma hanno un grosso problema: il gusto! Può capitare infatti che siano fresche e limpide, ma imbevibili, per il peggioramento delle caratteristiche organolettiche a causa dei trattamenti impiegati più o meno spinti, che ne modificano spesso il sapore e l’odore.

In ogni caso l’acqua di rubinetto sia di origine superficiale che sotterranea, deve risultare all’utilizzo batteriologicamente pura. Il cloro viene solitamente aggiunto all'acqua potabile non solo per eliminare l’eventuale contaminazione batterica presente alla captazione, ma anche per impedire lo sviluppo batterico durante il trasporto attraverso le reti idriche più o meno lunghe e ramificate.

Proprio a causa del passaggio attraverso le tubature, non si può escludere la possibilità di infiltrazioni dall’esterno a causa di rotture, o il rilascio di frammenti di incrostazioni a causa della vetustà di alcune reti idriche. Il cloro purtroppo, combinandosi con le sostanze organiche, presenti in particolare nelle acque di origine superficiale, provoca la formazione di vari sottoprodotti tossici e indesiderabili, e pur nel rispetto dei limiti imposti dalla legge, conferisce all'acqua potabile un sapore a volte sgradevole o comunque peggiore rispetto alle acque minerali.

La qualità di un’acqua distribuita tramite acquedotto può pertanto peggiorare durante il percorso, a causa della disinfezione con tutte le sue problematiche,  della vetustà delle reti, delle possibili infiltrazioni, ecc. e perdere la gradevolezza, anche senza perdere i requisiti di potabilità.

Un’ultima osservazione va fatta sulle deroghe, cioè la possibilità di erogare in alcuni casi particolari, acqua con presenza di alcuni elementi indesiderabili o tossici, in quantità superiore ai limiti stabiliti. La legge consente tali deroghe, per periodi transitori e  in mancanza di fonti alternative,  purchè non si evidenzino pericoli per la salute umana e sia fissato il tempo entro il quale venga risolto il problema. L’obbiettivo è dunque quello di tutelare comunque la salute del consumatore, ma è difficile che il comune cittadino, soprattutto se non adeguatamente informato, riesca a giustificare la presenza di sostanze che possono avere ricadute negative sulla salute,  seppure solo se assunte per lunghi periodi.
Le caratteristiche organolettiche delle acque di rubinetto, lo stato precario di alcuni acquedotti, uniti alla grande promozione dell’industria, al marketing aggressivo, all’informazione o disinformazione dei mass media, hanno indotto il consumatore a fare sempre più uso di acqua minerale e a farla diventare la sua acqua abituale, in sostituzione di quella potabile.

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