CANNABINOIDI

La storia

        La canapa indiana (cannabis indica) è una pianta dell’Asia Centrale, delle zone tropicali e temperate, ormai coltivata in tutto il pianeta. Dalla canapa indiana si estraggono la marijuana e l’hascisch che hanno una blanda azione euforizzante e allucinogena. La marijuana è una miscela di foglie, fiori e steli della canapa indiana, l’hascisch è ottenuto dall’impasto della resina della cannabis, estratta dal polline dei suoi fiori, con grasso animale o miele. Le parti utilizzate con maggior principio attivo, sono le infiorescenze e le foglie, i cannabinoli. Proprio per questo l’hascisch ha effetti stupefacenti molto più forti rispetto alla marijuana.
        Si ipotizza che l’uso di canapa indiana inizi in età neolitica nei territori dell’attuale Afghanistan. Da qui si sarebbe diffusa verso la Cina, dove l’uso come sedativo e panacea è documentato in un trattato cinese di botanica del 1500 a.c. . In india la canapa era ritenuta di origine divina poiché si pensava provenisse dalla trasformazione dei peli della schiena di Visnù. In tutto il mondo islamico la canapa era tenuta in grandissima considerazione, poiché favoriva l’unione con la divinità. Nell’ottocento in Francia venne introdotto l’uso voluttuario della canapa, in seguito alla conquista delle provincie dell’Impero Ottomano da parte delle truppe napoleoniche. Gli estatici abbandoni e il vacuo torpore, il Kif, cui si lasciavano prendere gli islamici divenne presto esperienza comune fra i borghesi e i giovani romantici parigini. Nacquero i "club des hascischins", circoli di fumatori d’hascisch, dove si ritrovavano alcuni fra i maggiori letterati e artisti parigini dell’epoca (Baudelaire, Balzac, ecc.). 

Gli aspetti clinici

        Il gruppo dei cannabinoidi comprende marijuana, hascisch, olio di hascisch (distillazione delle foglie) e THC (tetra-idro-cannabinolo). I cannabinoidi possono essere fumati o ingeriti. Gli effetti soggettivi dipendono da dose e via di somministrazione, oltreché dall’ambiente e dalla personalità del soggetto. Essi hanno in comune con gli allucinogeni la capacità di indurre stati in cui le percezioni sensoriali sono alterate.
        La marijuana quando inalata dal fumo di sigaretta ha un effetto massimo raggiunto in trenta minuti e della durata di due e tre ore. Infatti il picco plasmatico si raggiunge in dieci minuti, gli effetti farmacologici iniziano in pochi secondi, grazie alla liposolubilità del tetra-idro-cannabinolo. Quando ingerita, abbinata con dei cibi o sotto forma di infuso (thè), gli effetti sono ritardati, iniziano dopo 45 minuti se si è a stomaco vuoto, 2 ore se a stomaco pieno; l’effetto può protrarsi dalle sei alle dodici ore. 

Gli effetti fisiologici e psicologici a breve termine

        Quando si parla, della azione immediata di queste sostanze, ci si riferisce sempre, pertanto, ad un effetto "medio", influenzato anche, come per molte delle sostanze stupefacenti, sia da fattori strettamente farmacologici, dose e via d’assunzione, età, metabolismo e abitudini dell’assuntore, contemporanea assunzione di altre sostanze psicotrope, che da elementi del tutto diversi: il contesto ambientale e psicologico dell’individuo in generale e al momento dell’assunzione, lo scopo dell’assunzione. Con queste precisazioni, gli effetti sfavorevoli acuti più comuni sono il calo della concentrazione modificazioni dell'orientamento temporale, deficit nella memoria a breve termine, e, specie nel corso delle assunzioni, ansietà disforia e senso di panico.
Questi gli effetti fisiologici a breve termine:
aumento irrefrenabile della sensazione istinto della fame
vasodilatazione
irritazione congiuntivale occhi arrossati
tachicardia
mal di testa
senso di pesantezza
mancanza di coordinamento e di equilibrio
tempo di reazione ridotto
tosse debole e frequente 

Questi gli effetti psicologici a breve  termine:

aumento della sensibiltà sensoriali; gusto, olfatto, udito
particolari e intense percezioni tattili, visive, sociali
vivacità della percezione dei ricordi
dilatazione del tempo trascorso
loquacità
rilassamento e benessere
euforia, disinibizione
stato di debolezza 

Gli effetti fisiologici e psicologici a lungo termine

Questi gli effetti fisiologici a lungo termine:
aumento della salivazione
tachicardia
alterazione del sonno
congiuntiviti
naso ostruito
bronchiti
funzione immunologica alterata 

Questi gli effetti psicologici a lungo termine

instabilità dell’umore e trascuratezza
mancanza di motivazione e interesse
passività e apatia
bassa tolleranza alle frustrazioni
bassa produttività
ottusità mentale
lentezza nei movimenti
deficit di memoria e attenzione
sindrome da burnout (scoppio e sfinimento, dopo cinque anni di uso continuo)

Gli effetti psicologici avversi (in caso di cattiva assunzione o intossicazione)
irritabilità
manie di persecuzioni e piccole paranoie
incoerenza tematica del linguaggio
disturbi grossolani della struttura dell'ideazione
confusione, ansia e depressione
reazioni di panico, paura di malattie
disorientamento
allucinazioni visive, delirium, psicosi tossica acuta
depersonalizzazione, derealizzazione

 

I segni visibili dell’assunzione

atteggiamento fatuo
occhi arrossati
Le complicanze, i rischi medici, la tolleranza
        L’uso prolungato di canapa comporta alterazioni nel metabolismo cellulare, nello sviluppo fetale, nella motilità degli spermatozoi, nella funzione vascolare, nell’istologia dei tessuti cerebrali, nel sistema immunitario depresso. I danni all’apparato respiratorio sono paragonabili a quelli causa dal tabacco: i danni di una canna sono paragonabili a quelli di quattro sigarette.
        Il problema della tolleranza non è stato ancora chiarito. Clinicamente si nota che consumatori controllano a parità di dose, con più facilità gli effetti comportamentali tipici indotti dall’assunzione dei consumatori occasionali; tuttavia, una tendenza ad aumentare la dose generalmente esiste.
        Nel caso di forti dosi l’assuntore può andare incontro ad una sindrome caratterizzata da: pallore, sudore freddo, capogiri, nausea. In tal caso è necessario lasciare tranquillo l’assuntore, aiutarlo a coricarsi molto lentamente e, appena possibile, fargli bere acqua con un poco di zucchero e aspettare un’ora. Non si osserva una sintomatologia somatica alla brusca sospensione dell'uso di Cannabis; pur tuttavia, vi è un intenso desiderio nei confronti della sostanza con sintomi del tipo irritabilità, insonnia, diminuzione dell'appetito.