AREA DI INTERVENTO “SALUTE MENTALE – DISAGIO ADULTO “

 

 Motivazioni

 In questo tavolo di lavoro sono stati riuniti questi due grandi temi per due motivi: uno, di carattere pratico, relativo alla scarsità di risorse umane che hanno aderito all’invito e quindi alla necessità di essere un gruppo di almeno otto persone per essere veramente operativi nel senso della progettazione partecipata; l’altro, di carattere più relativo ai principi, per non spezzettare nuovamente la persona in categorie, ma poter discutere dell’ “adultità “ nel senso globale del temine e cioè della capacità di fare fronte alla vita delle persone che hanno raggiunto l’età della maturità.

Anche in questo caso sarebbe meglio parlare di agio adulto per valorizzare la promozione di benessere e l’inclusione e non sempre la parte problematica che poi è successiva e rischia, se non analizzata in un contesto di complessità, di involversi su se stessa.

Effettivamente, nella concretezza del lavoro, si è finiti a parlare dei disagi conclamati, portati dai due servizi sanitari (ma con elevato grado di sociale): il Dipartimento di Salute Mentale ed il SERT, afferenti all’Azienda Sanitaria.

D’altronde, partire dalle criticità è il solo modo per poter affrontare efficacemente un problema e così…

Dai dati e dalla testimonianza portata dagli operatori dei suddetti servizi, il territorio del Montefeltro risulta piuttosto problematico in quanto ci sono molte persone che presentano disagi o malattia psichica a vari livelli (nell’anno 2002 sono state prese in carico 153 persone e sono stati effettuati 5 trattamenti sanitari obbligatori, sono state inserite n. 8 persone in borsa lavoro, n. 6 persone sono inserite al centro diurno) ed anche il consumo di sostanze psicotrope o l’abuso di alcol caratterizzano il profilo epidemiologico in modo importante (21% delle persone prese in carico dal SERT nell’anno 2002 afferisce al Distretto di Macerata Feltria).

Inoltre si riscontra una difficoltà, da parte delle famiglie a rivolgersi ai servizi di riferimento e ciò si pensa dovuto a cause quali:

-          scarsità di informazione sui servizi e sulle modalità di accesso e funzionamento non solo da parte dell’eventuale utenza ma anche da parte degli operatori sociali dei Comuni e degli Amministratori;

-          stigma che contraddistingue la malattia mentale in particolare ma anche la tossicodipendenza che non permette la considerazione di queste problematiche come “possibili” disturbi da curare come altre malattie organiche;

-          difficoltà a riconoscere i primi sintomi relativi a questi disagi;

-          scarso collegamento fra servizi sia sanitari fra loro che fra sociale e sanitario (DSM, SERT, MMG, Materno Infantile, Prevenzione, Servizi Sociali, Scuola, Centro per l’Impiego, Associazionismo, Cooperazione Sociale);

-          mancanza di un accesso unico che potrebbe da un lato orientare e dall’altro coordinare la presa in carico individuale o familiare;

-          isolamento geografico, poca autonomia nella mobilità di famiglie e persone.

Anche dal lato dei servizi emergono difficoltà nella successiva presa in carico dei problemi perché:

-          manca collegamento strutturato tra sanitario e “sociale” territoriale;

-          non sono state definite le competenze finanziarie sociali e sanitarie a livello regionale e non tutti fanno riferimento al DPCM del 2001;

-          ai Comuni risulta particolarmente oneroso il pagamento delle rette nel caso di inserimento in struttura e spesso il fallimento di programmi sulla persona è dovuto al non riuscire ad ottimizzare la risposta di cura e riabilitazione socio-sanitaria;

-          la prevenzione è poco  strutturata;

-          c’è carenza di personale, operatori socio-sanitari o educatori, che possano seguire nella quotidianità la persona per un percorso di accompagnamento all’autonomia;

-          non ci sono, sul territorio dell’Ambito, strutture residenziali o semi-residenziali che possano dare risposte in merito al reinserimento sociale e soprattutto al “Dopo di noi” psichiatrico;

-          manca un percorso strutturato e “supportato” per l’integrazione lavorativa.

Attori sociali coinvolti : i rappresentanti del pubblico (operatori DSM, SERT, Ambito), le organizzazioni sindacali (CGIL), la cooperazione (Coop.Soc. Il Labirinto, Coop. Soc. Il Sestante), l’Associazionismo (Associazione di Volontariato Alpha)

 Metodologia : programmazione partecipata.

 Strumenti : focus group, analisi dei dati ricavati da varie fonti (vedi più approfonditamente dati profilo di comunità), questionari.

 Bisogni : i bisogni emersi dall’analisi delle criticità, sono stati:

Ø      prevenire i disagi conclamati

Ø      collegamento e coordinamento fra i servizi

Ø      informazione ed educazione alla salute

Ø      luoghi di aggregazione e socializzazione

Ø      inserimento lavorativo

Ø      residenzialità modulare

Ø      creare sinergie per l’integrazione finanziaria

Ø      trasporti

 Risorse :

Ø      Dipartimento di Salute Mentale A.USL N.2 Urbino strutturato in Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (parte ospedaliera per acuzie), Struttura Riabilitativa Residenziale (residenzialità temporanea volta al riacquisire competenze di autonomia relazionale e sociale), Ambulatori territoriali (per la presa in carico ed il programma terapeutico territoriale) e, da pochi mesi, anche il Servizio di Solidarietà e Sollievo, in integrazione con l’Ambito Territoriale Sociale (sostegno alle persone ed alle famiglie attraverso azioni di aggregazione, incontri familiari, punto ascolto, gruppi di auto aiuto);

Ø      SER.T. (Servizio Tossicodipendenze) A.USL n.2 Urbino che opera in tre sedi : Urbino ,Macerata Feltria e Cagli, attraverso la propria dotazione organica ed in collaborazione con le strutture residenziali e diurne del territorio regionale e nazionale, nei settori prevenzione, cura e riabilitazione/reinserimento.

Ø      Ufficio di Promozione Sociale che è in procinto di essere attivato e potrebbe costituire il punto unico di accesso e orientamento di persone e famiglie, nonché luogo dell’informazione su servizi e percorsi;

Ø      Dipartimento di Prevenzione A.USL n.2 Urbino per tutto il percorso relativo all’educazione alla salute;

Ø      Centro per l’Impiego/Punto Informativo Lavoro per la costruzione di un percorso di integrazione lavorativa e di prevenzione sui luoghi di lavoro (sensibilizzazione delle Associazioni datoriali);

Ø      Associazione Alpha per l’impegno che profonderà nella realizzazione del Servizio di Solidarietà e Sollievo nel territorio dell’Ambito n.5.

 Potenzialità :

Ø      U.O. Promozione e controllo qualità/formazione A.USL n.2 Urbino per la costruzione del Profilo di Salute/Comunità dell’Ambito Territoriale n.5;

Ø      Scuole del territorio con la loro disponibilità a costruire percorsi integrati per la promozione del benessere e la loro possibilità, nel caso specifico, di essere snodo fra ragazzi e famiglie;

Ø      I Responsabili dei servizi sociali dei Comuni (Ufficio di Piano) per la strutturazione di modalità d’accesso omogenee ai servizi (ISEE) e per la ricerca di sinergie dei finanziamenti;

Ø      Cooperative Sociali Il Labirinto ed il Sestante per la loro esperienza ed i servizi importanti –residenziale e domiciliare- che già stanno facendo, in questi settori, all’interno del territorio dell’Ambito;

Ø      Associazionismo locale per la costruzione di percorsi di integrazione;

Ø      Raccordo con Forze dell’Ordine rispetto alle questioni legate alla prevenzione delle tossicodipendenze ed alcoldipendenze;

Ø      e Gestori dei 4 locali da ballo esistenti nell’Ambito per costruire percorsi di prevenzione in collaborazione.

 Obiettivi generali:

Con le azioni e la messa in rete degli attori istituzionali e sociali previste da questo Piano di Zona 2003, si vorrebbe incominciare a produrre una svolta culturale nei confronti della malattia mentale e della tossicodipendenza e alcoldipendenza in modo che non siano più un fenomeno da evitare ma una problematica da affrontare e di cui la comunità deve farsi carico non delegando solo ai servizi preposti eventuali risposte che risulterebbero (come risultano) sempre settoriali, marginali e non risolutive. Questo sarà possibile attraverso un coordinamento stabile e strutturato fra i servizi pubblici e gli altri soggetti sociali che si interessano a questo aspetto del benessere sociale nel momento della progettazione partecipata (che è già, come sappiamo, intervento), ma soprattutto in quello della realizzazione e della verifica dei risultati nell’ottica della sussidiarietà verticale e orizzontale.

 

Organizzazione delle azioni progettuali in base al modello regionale per l’organizzazione di un sistema di interventi e servizi sociali:

vedi tabella area di intervento

 

Descrizione di ogni progetto previsto per l’anno 2003: vedi scheda specifica progetto